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	<title>Dott.ssa Valentina Scoppio</title>
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	<description>Psicologa Psicoterapeuta Analista Transazionale</description>
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		<title>Sono come il fiume che scorre di Paulo Coelho</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 16:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Scoppio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il bambino guardava la nonna scrivere una lettera. A un certo punto, le domandò: &#8220;Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me.&#8221; La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote: &#8220;È &#8230; <a href="http://www.valentinascoppio.it/2012/archivio/sono-come-il-fiume-che-scorre-di-paulo-coelho/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il bambino guardava la nonna scrivere una lettera. A un certo punto, le domandò:<br />
&#8220;Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me.&#8221;<br />
La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote:<br />
&#8220;È vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto.&#8221;<span id="more-1116"></span><br />
Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunché di speciale.<br />
&#8220;Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!&#8221;<br />
&#8220;Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell&#8217;esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo.<br />
&#8220;Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. &#8216;Dio&#8217;: ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la Sua volontà.<br />
&#8220;Seconda qualità: di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura ed usare il temperino. È un&#8217;operazione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.<br />
&#8220;Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un&#8217;azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia.<br />
&#8220;Quarta qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te.<br />
&#8220;Quinta qualità: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione.&#8221;</p>
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		<title>Medico di base e psicologo nello stesso studio</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 16:40:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Scoppio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia, una persona adulta su quattro soffre di disturbi psicologici nel corso della vita, ma solo il 3% di queste si rivolge ai servizi sanitari per la salute mentale mentre oltre la metà va dal medico di base, che &#8230; <a href="http://www.valentinascoppio.it/2012/archivio/medico-di-base-e-psicologo-nello-stesso-studio/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, una persona adulta su quattro soffre di disturbi psicologici nel corso della vita, ma solo il 3% di queste si rivolge ai servizi sanitari per la salute mentale mentre oltre la metà va dal medico di base, che prescrive psicofarmaci spesso non risolutivi. <span id="more-1102"></span>Solo il 5% degli italiani, a fronte di un disagio che riguarda il 20% della popolazione adulta, entra in contatto con uno psicologo nel corso della propria vita. Se questo specialista affiancasse il medico di base ci sarebbe una riduzione delle prescrizioni di farmaci pari al 20% in un anno. E&#8217; quanto evidenzia Psycommunity, la web community più frequentata dagli psicologi italiani, che organizza nel mese di maggio il Mese dell&#8217;informazione psicologica giunto alla sua quinta edizione, che si articolerà in incontri informativi e seminari organizzati in tutta Italia. Psycommunity ricorda che nel nostro Paese, secondo la ricerca Esemed dell&#8217;Istituto superiore di sanità, tre milioni e mezzo di adulti in un anno manifestano sintomi di un disturbo mentale e che sono otto milioni e mezzo gli adulti che ne hanno sofferto almeno una volta nel corso della propria vita. Di questi, due milioni e mezzo hanno presentato un disturbo d&#8217;ansia, un milione e mezzo un disturbo affettivo e cinquantamila un disturbo da abuso di sostanze alcoliche. Le persone a più alto rischio sono le donne, se si escludono i disturbi correlati all&#8217;alcool, i separati, i divorziati, i vedovi, le casalinghe, i disoccupati e i disabili fisici. &#8220;Non si potrà mai raggiungere una condizione di benessere&#8221;, spiega Psycommunity, &#8220;se viene trascurata la salute psichica e, soprattutto, non si potranno ripianare i costi della sanità pubblica senza interventi radicali di prevenzione del disagio psichico&#8221;. Intanto, l&#8217;Università La Sapienza di Roma propone un modo per rendere più efficace l&#8217;azione di prevenzione e di terapia. Il risultato è frutto di una ricerca, svolta nell&#8217;arco di dieci anni, partita dal dato secondo cui un adulto su due tra coloro che si rivolgono al medico di base nasconde un disagio psicologico non verbalizzato, ma somatizzato con la sofferenza fisica. Per tre anni è stato affiancato uno psicologo al medico di base, con lo scopo di dare ascolto e offrire un nuovo senso al sintomo riferito dal paziente, cercando di comprendere la possibile ragione di ordine psicologico. Dalla ricerca, alla quale hanno aderito 11 psicologi specializzandi in Psicologia della salute e 8 studi medici, è emerso che quest&#8217;aggiornamento riduce il carico di lavoro e aumenta l&#8217;efficacia della prestazione del medico di base, con notevole apprezzamento da parte dell&#8217;utenza. Ma soprattutto, grazie al suo lavoro di ascolto, consente una riduzione delle prescrizioni di farmaci pari al 20% in un anno.</p>
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		<title>Perchè sono sempre stanco?</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 10:54:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Scoppio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La stanchezza cronica è stata considerata un disturbo psicosomatico ossia un disturbo fisico in cui i processi psicologici giocano un ruolo importante. La sindrome della stanchezza cronica è caratterizzata da una stanchezza continua che dura per almeno sei mesi ed &#8230; <a href="http://www.valentinascoppio.it/2012/archivio/perche-sono-sempre-stanco/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La stanchezza cronica è stata considerata un disturbo psicosomatico ossia un disturbo fisico in cui i processi psicologici giocano un ruolo importante.<br />
La sindrome della stanchezza cronica è caratterizzata da una stanchezza continua che dura per almeno sei mesi ed è accompagnata da un&#8217;incapacità di svolgere mansioni di lavoro, o di altro genere, che non può essere attribuita ad una condizione medica. In molti casi si verifica dopo una malattia virale, mentre in altri vi è un&#8217;associazione con il disagio psicologico.</p>
<p><span id="more-1093"></span>La stanchezza cronica è spesso accompagnata da altri sintomi come dolori muscolari, persistenti disturbi del sonno e debolezza, ed è definita come la diminuzione o la mancanza della capacità di svolgere qualsiasi attività ritenuta di normale routine (per esempio chi ne soffre non è in grado di fare determinate attività di lavoro, sociali, a causa della stanchezza).</p>
<p>Le persone che si sentono stanche spesso riducono la loro attività fisica; tuttavia, questa mancanza di attività non elimina nè riduce la stanchezza, ma anzi la fa aumentare. L&#8217;inattività, infatti, comporta cambiamenti fisici e fisiologici e ha un effetto debilitante che può avere ripercussioni sia sul corpo che sulla mente. Gli effetti principali legati alla mancanza di attività sono: effetti sui muscoli (atrofia, riduzione della massa muscolare), cardiovascolari (aumento frequenza cardiaca) e psicologici (riduzione della voglia di fare attività, ansia, depressione e maggiore senso di fatica dopo un esercizio). Pertanto, la stanchezza può indurre una persona ad entrare in un circolo vizioso che porta all&#8217;inattività, alla riduzione del desiderio di svolgere qualsiasi attività, aumentando così la sensazione di stanchezza.</p>
<p>Queste persone tendono a rifiutare l&#8217;esistenza di un&#8217;origine emotiva o psicologica per i loro sintomi, credendo che siano causa di una possibile malattia e hanno paura che l&#8217;attività fisica li faccia stare peggio, quindi tendono ad inibirla. Tuttavia, in molti casi, vi sono ampie oscillazioni, alternando alti livelli di attività a periodi di totale inattività.<br />
Molte persone affette da sindrome da stanchezza cronica si caratterizzano per essere molto perfezioniste e responsabili di fronte all&#8217;insorgenza della stanchezza, e per fissare obiettivi troppo alti sul posto di lavoro. Esse tendono ad avere uno stile di vita iperattivo prima della comparsa del disturbo, sono spesso esposte a situazioni di stress emotivo e sono inclini a questo stress somatizzandolo piuttosto che esprimendolo emotivamente. Il disturbo di solito si verifica in periodi di forte stress causato da difficoltà sul lavoro o nelle relazioni.<br />
I modelli di pensiero di queste persone sono formati da idee tipo: per essere accettato dagli altri e da me stesso devo raggiungere grandi obiettivi, controllare le mie emozioni e non mostrare debolezza.<br />
A loro volta, queste considerazioni portano ad una serie di comportamenti quali: fare del proprio meglio, non lamentarsi o ammettere la debolezza, negare le proprie esigenze. </p>
<p>Quando ci sono eccessive richieste ambientali (come ad esempio un prolungato stress da lavoro) o la capacità di rispondere a queste richieste è ridotta (ad esempio per una malattia o a causa di stress emotivo causato da tali richieste), queste persone non sono in grado di soddisfare le aspettative. Rendendosi conto che non funzionano come &#8220;dovrebbero&#8221; non si permettono di rallentare o di apportare le modifiche necessarie nella propria vita per ridurre lo stress, ma cercano di fare sforzi ancora maggiori, ignorando il loro disagio senza lamentarsi e cercando di tenere il passo, anche se al momento non ce la fanno. Ciò si traduce in sentimenti di frustrazione e disagio e sintomi di grande stanchezza. La conclusione che spesso queste persone traggono, è che sono malati oppure che devono fare le cose ancora meglio.</p>
<p>Cosa si può fare se si soffre di affaticamento cronico? Intanto è importante considerare che la stanchezza può essere influenzata da: eccesso di lavoro e responsabilità, stabilire obiettivi troppo alti e difficili da raggiungere, perfezionismo.</p>
<p>Pertanto, è utile chiederci se i nostri obiettivi sono realistici, accettare il fatto che siamo esseri umani come tutti gli altri, con i limiti e le imperfezioni, e cercare di non esagerare nel carico delle nostre responsabilità.<br />
Imparare a delegare, a cercare l&#8217;aiuto dagli altri e ad avere fiducia nella loro efficacia, senza fingere di poter fare tutto.<br />
Fissare un appuntamento con il medico, e una volta esclusa l&#8217;esistenza di una malattia che provoca questi stessi sintomi, considerare la possibilità che lo stile di vita, lo stress, il comportamento e le emozioni possono esercitare un&#8217;influenza sul nostro corpo e la nostra psiche. Non smettere di fare attività perché, come accennato in precedenza, la mancanza di attività rende meno inclini a fare le cose, e ciò porta ad entrare in un circolo vizioso. Si può provare a pianificare le attività, facendo un elenco delle priorità e scartando il resto, fissando obiettivi raggiungibili in breve tempo e con poco sforzo. Non passare dalla completa inattività al voler fare tutto in una volta, ma cerchiamo di mantenere un livello stabile ed equilibrato di attività.<br />
Una valutazione psicologica fatta da uno psicologo può essere tanto importante quanto la visita medica per scoprire cosa c&#8217;è che non va e affrontare e gestire le situazioni stressanti, scoprendo quale può essere il trattamento giusto per noi.</p>
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		<title>La vita è come un&#8217;eco</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 19:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Scoppio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[psicologo roma]]></category>
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		<description><![CDATA[Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne&#8230; All&#8217;improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò :&#8221;AAAhhhhhhhhhhh!!!&#8221; Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva : &#8220;AAAhhhhhhhhhhh!!!&#8221; Con curiosità, egli chiese: &#8220;Chi &#8230; <a href="http://www.valentinascoppio.it/2011/archivio/la-vita-e-come-uneco/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne&#8230;<br />
All&#8217;improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò :&#8221;AAAhhhhhhhhhhh!!!&#8221;<br />
Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva :<br />
&#8220;AAAhhhhhhhhhhh!!!&#8221;</p>
<p><span id="more-1056"></span>Con curiosità, egli chiese: &#8220;Chi sei tu?&#8221;<br />
E ricevette la risposta: &#8220;Chi sei tu?&#8221;<br />
Dopo il ragazzino urlò: &#8220;Io ti sento! Chi sei?&#8221;<br />
E la voce rispose: &#8220;Io ti sento! Chi sei?&#8221;</p>
<p>Infuriato da quella risposta egli urlò: &#8220;Codardo&#8221;<br />
E ricevette la risposta: &#8220;Codardo!&#8221;</p>
<p>Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: &#8220;Papà, che succede?&#8221;<br />
Il padre gli sorrise e rispose:&#8221;Figlio mio, ora stai attento&#8221;</p>
<p>E dopo l&#8217;uomo gridò: &#8220;Tu sei un campione!&#8221;<br />
La voce rispose: &#8220;Tu sei un campione!&#8221;</p>
<p>Il figlio era sorpreso ma non capiva.<br />
Allora il padre gli spiegò: &#8220;La gente chiama questo fenomeno ECO ma in realtà è VITA.<br />
La Vita, come un&#8217;eco, ti restituisce quello che tu dici o fai.<br />
La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni.</p>
<p>Se tu desideri più amore nel mondo, devi creare più amore nel tuo cuore;<br />
 <br />
Se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo.</p>
<p>Questo principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita; la Vita ti restituisce ciò che tu hai dato ad essa.</p>
<p>La nostra Vita non è un insieme di coincidenze,<br />
è lo specchio di noi stessi.</p>
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		<title>Pregiudizi e falsi miti sugli psicologi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 19:25:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Scoppio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come diceva Einstein &#8220;È più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio!&#8221; ma io ci voglio provare lo stesso… Ho deciso di scrivere quest&#8217;articolo perché prima di cominciare ad avvicinarmi alla psicologia anche io avevo alcuni di questi pregiudizi… ora, &#8230; <a href="http://www.valentinascoppio.it/2011/archivio/pregiudizi-e-falsi-miti-sugli-psicologi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come diceva Einstein &#8220;È più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio!&#8221; ma io ci voglio provare lo stesso…</p>
<p>Ho deciso di scrivere quest&#8217;articolo perché prima di cominciare ad avvicinarmi alla psicologia anche io avevo alcuni di questi pregiudizi… ora, a distanza di tempo mi domando, ma perché non informarsi sul serio? Si sa, lo psicologo ha sempre avuto un alone di mistero e intorno a questa figura si sono creati e consolidati negli anni alcuni falsi miti, dettati dall&#8217;ignoranza, dal senso comune o dal timore di essere etichettati come &#8220;matti&#8221;, vediamone alcuni:</p>
<p><strong><span id="more-953"></span>Lo psicologo cura i matti</strong></p>
<p>Questo è uno dei miti più popolari. Mi è capitato spesso, sia nella mia vita privata che nella mia pratica clinica, di conoscere persone che si vergognavano di far sapere che andavano da uno psicologo; i timori erano sempre gli stessi, chissà cosa penserebbe la gente di me … questo pregiudizio si basa su un luogo comune largamente diffuso, che chi va in terapia è matto o quanto meno è seriamente problematico. In Italia, recarsi dallo psicologo è ancora visto con sospetto, come un&#8217;implicita ammissione di cedimento del proprio equilibrio psichico. A questo proposito, è utile sapere che uno psicologo, nella maggioranza dei casi, ha a che fare con persone sane che hanno difficoltà e problematiche, mentre sono generalmente di competenza di un medico psichiatra le patologie gravi ed estremamente invalidanti (psicosi, schizofrenia..).</p>
<p>Naturalmente ci sono casi, seguiti in psicoterapia, che potrebbero essere inseriti nella cosiddetta categoria dei &#8220;matti&#8221;, ma non è sicuramente la più alta percentuale della popolazione clinica privata.</p>
<p>Andare da uno psicologo è comune e normale, è un modo di prendersi cura di se stessi e del proprio benessere. La mia speranza e la mia certezza, sono che con il tempo, il pregiudizio verso gli psicologi verrà meno e si comincerà a pensare che &#8220;matto&#8221; non è chi si prende a cuore, ma chi con superficialità e incoscienza si trascura e trascura la possibilità di stare meglio.</p>
<p><strong>Perché andare dallo psicologo? Mi basta una pillola</strong></p>
<p>In un&#8217;epoca come la nostra dove ogni difficoltà viene evitata e si cerca di mettere coperchi alle pentole che bollono, con il rischio poi di farle esplodere, esistono e si prendono pillole per tutto, senza fermarsi a riflettere che a volte la sofferenza o il disagio sono estremamente utili perché sono campanelli d&#8217;allarme che qualcosa non va e che dobbiamo prendercene cura. Un uso indiscriminato dei medicinali può essere molto dannoso… è come se in automobile vedessimo una spia accesa e invece di andare dal meccanico per comprendere cosa succede, attaccassimo un adesivo sulla lucetta e ci dicessimo sollevati, &#8220;ora non ci sono più problemi&#8221;… per ritrovarci poi, pochi metri più avanti, con il motore fuso. Gli psicofarmaci sono estremamente utili, in alcune patologie come gravi depressioni o ansia eccessiva, sono fondamentali per riacquistare un certo equilibrio, ma è indispensabile non sottovalutare il disagio psicologico sottostante. Intanto è opportuno non affidarsi al &#8220;fai da te&#8221; ma rivolgersi ad un medico psichiatra e può essere molto utile parlare parallelamente con uno psicologo per comprendere le radici del proprio malessere. Spesso psichiatra e psicologo collaborano con competenze diverse per il benessere dei pazienti.</p>
<p><strong>Come può aiutarmi se non ha vissuto le mie stesse difficoltà? </strong></p>
<p>È frequente che ci si domandi, come può uno psicologo aiutarmi se non ha mai avuto il mio stesso problema e quest&#8217;idea si basa sul pregiudizio che per essere accanto a qualcuno e aiutarlo a comprendere e a risolvere la sua situazione, sia necessario averla vissuta. È sicuramente importante conoscere la problematica che il paziente porta, ma è fondamentale in una psicoterapia, che ci sia empatia da parte del terapeuta; è questo per me l&#8217;ingrediente indispensabile per creare una salda alleanza di lavoro e un proficuo rapporto di collaborazione per un risultato comune.</p>
<p><strong>Lo psicologo non deve avere problemi, altrimenti come può aiutare gli altri? </strong></p>
<p>Lo psicologo è prima di tutto un essere umano, e in quanto tale, è imperfetto e limitato. Non è una divinità, né un mago o un santo. È assolutamente normale che uno psicologo abbia dei problemi; è fondamentale però che in terapia, sia consapevole dei suoi problemi e sappia tenerli sotto controllo, in modo da comprendere quando essi cominciano a interferire con l&#8217;efficacia del lavoro svolto con il paziente. Per fare questo, uno psicologo serio dovrebbe sottoporsi ad una psicoterapia personale soprattutto in momenti personalmente delicati.</p>
<p><strong>Un bravo psicologo dopo un breve colloquio può fare un ritratto psicologico dell&#8217;interlocutore </strong></p>
<p>Lo psicologo non è un chiaroveggente o un mago e quindi non ha poteri soprannaturali per leggere nella mente del paziente. Tutto quello che il terapeuta può comprendere è quello che il paziente decide di mostrare di sé, con il linguaggio verbale o non verbale. Lo scopo ultimo di un terapeuta non è di curiosare nella vita del paziente, ma di aiutarlo a comprendere se stesso nella sua vita.</p>
<p><strong>Lo psicologo infondo è più pazzo di me, come può aiutarmi?</strong></p>
<p>Ci sono diverse sorgenti che alimentano questo pregiudizio, la disonestà di alcuni professionisti della salute, la mancanza di etica professionale e la credenza popolare di tipo magico che lo psicologo lavorando con i &#8220;pazzi&#8221;, infondo sia un po&#8217; &#8220;fuori di testa&#8221; anche lui. Semplicemente lo psicologo ha una sensibilità più accentuata rispetto a certe dinamiche e il loro significato, che lo rendono capace di comprendere in profondità la sofferenza e il disagio dei propri pazienti.</p>
<p><strong>Lo psicologo racconterà le mie cose private in giro</strong></p>
<p>Questo è un pregiudizio estremamente radicato quanto assolutamente falso. Lo psicologo ha l&#8217;obbligo di mantenere il segreto professionale, in accordo con quanto previsto dal Codice Deontologico degli Psicologi, pena la radiazione dall&#8217;Albo. Quest&#8217;obbligo può essere derogato solo in alcuni casi specifici previsti dal Codice legati all&#8217;incolumità del paziente o di terze persone coinvolte, in questo caso, quindi, lo psicologo è obbligato ad avvertire le autorità giudiziarie.</p>
<p><strong>Lo psicologo mi darà dei farmaci</strong></p>
<p>Questo è assolutamente falso. L&#8217;unico professionista della salute mentale che può prescrivere psicofarmaci è lo psichiatra, in quanto medico. Nessuno psicologo, a meno che non abbia anche una laurea in medicina, può prescrivere alcun tipo di medicinale, pena il reato di abuso di professione.</p>
<p><strong>Perché dovrei pagare uno psicologo? Mi basta parlare con un amico </strong></p>
<p>La presenza di persone care, di cui ci fidiamo e che ci comprendono, è di estremo conforto per ognuno di noi. Avere una cerchia salda di confidenti è sano e necessario per un sereno vivere. Parlare con un amico, infatti, può alleggerire dubbi o aiutare a placare il malessere di alcuni momenti, ma difficilmente potrà aiutarci se ci sono problemi più profondi. L&#8217;aiuto che può fornire uno psicologo è diverso da quello di un amico:  non ci darà consigli, ma ci aiuterà a comprendere le radici dei nostri problemi e a trovare alternative più sane e più consone ai nostri bisogni attuali. La sintonia e l&#8217;empatia che si creano tra paziente e terapeuta sono potentissimi e fondamentali ai fini di un cambiamento, ma sebbene questa intimità sia molto profonda, non si può pensare che il terapeuta sia un nostro amico. È invece una persona e un professionista sinceramente interessato a noi, che ci può affiancare in un momento delicato della nostra vita, facendo luce con noi sulle zone d&#8217;ombra.</p>
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		<title>Se tornassi a vivere di Enna Rombeck</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 15:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Scoppio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se, potendo rinascere, avrei vissuto la vita in maniera diversa. Lì per lì ho risposto di no, poi ci ho pensato un po&#8217; su e&#8230; Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato meno e &#8230; <a href="http://www.valentinascoppio.it/2011/archivio/se-tornassi-a-vivere-di-enna-rombeck/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se, potendo rinascere, avrei vissuto la vita in maniera diversa. Lì per lì ho risposto di no, poi ci ho pensato un po&#8217; su e&#8230;<br />
Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato meno e ascoltato di più.<br />
<span id="more-853"></span>Non avrei rinunciato a invitare a cena gli amici soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia e la fodera del divano era stinta.<br />
Avrei mangiato briciolosi panini nel salotto buono e mi sarei preoccupata molto meno dello sporco prodotto dal caminetto acceso.<br />
Avrei trovato il tempo di ascoltare il nonno quando rievocava gli anni della sua giovinezza.<br />
Non avrei mai preteso, in un giorno d&#8217;estate, che i finestrini della macchina fossero alzati perché avevo appena fatto la messa in piega.<br />
Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa si sciogliesse, dimenticata, nello sgabuzzino. L&#8217;avrei consumata io, a forza di accenderla.<br />
Mi sarei stesa sul prato con i bambini senza badare alle macchie d&#8217;erba sui vestiti.<br />
Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione e di più osservando la vita.<br />
Avrei condiviso maggiormente le responsabilità di mio marito.<br />
Mi sarei messa a letto quando stavo male, invece di andare febbricitante al lavoro quasi che, mancando io dall&#8217;ufficio, il mondo si sarebbe fermato.<br />
Invece di non veder l&#8217;ora che finissero i nove mesi della gravidanza, ne avrei amato ogni attimo, consapevole del fatto che la cosa stupenda che mi viveva dentro era la mia unica occasione di collaborare con Dio alla realizzazione di un miracolo.<br />
A mio figlio che mi baciava con trasporto non avrei detto: &#8220;Su, su, basta. Va&#8217; a lavarti che la cena è pronta&#8221;.<br />
Avrei detto più spesso: &#8220;Ti voglio bene&#8221; e meno spesso: &#8220;Mi dispiace&#8221;&#8230; ma soprattutto, potendo ricominciare tutto daccapo, mi impadronirei di ogni minuto&#8230;<br />
lo guarderei fino a vederlo veramente.., lo vivrei&#8230; e non lo restituirei mai più.</p>
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		<title>Donne che amano troppo</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 15:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Scoppio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molte, tante, troppe sono le donne che conosco e che ho conosciuto che hanno amato troppo&#8230; e se è vero che per amore non si muore, è pur vero che non si vive&#8230; è difficile capire perchè, cosa scatta nella &#8230; <a href="http://www.valentinascoppio.it/2011/archivio/donne-che-amano-troppo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molte, tante, troppe sono le donne che conosco e che ho conosciuto che hanno amato troppo&#8230; e se è vero che per amore non si muore, è pur vero che non si vive&#8230; è difficile capire perchè, cosa scatta nella mente di una donna per cercare proprio quell&#8217;uomo che sa già, sarà l&#8217;ennesimo sbaglio, tanto per riconfermare a se stessa che non merita di essere amata per com&#8217; è , ma per quello che <span id="more-797"></span>fa&#8230; amare troppo. Ho scelto Robin Norwood e il suo &#8220;Donne che amano troppo&#8221;  affinchè le sue sagge parole possano essere uno spunto per riflettere per tutti coloro che sentono di dover pagare un pegno per poter esistere agli occhi degli altri.</p>
<p>Imparare ad amare se stessi e poi gli altri sarà il viaggio più straordinario che vi potrete regalare… solo così vivere e volare sarà una cosa sola!</p>
<p>Tratto da &#8220;Donne che amano troppo&#8221; R. Norwood</p>
<p>Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo “sbagliato” per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci. Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per potere poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo “giusto” per noi.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Quando nella maggior parte delle nostre conversazioni con le amiche intime parliamo di lui, dei suoi problemi, di quello che pensa, dei suoi sentimenti, stiamo amando troppo.<br />
Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza o li consideriamo conseguenze di una infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.<br />
Quando leggiamo un saggio divulgativo di psicoanalisi e sottolineiamo<br />
tutti i passaggi che potrebbero aiutare lui, stiamo amando troppo.<br />
Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuose lui vorrà cambiare per amor nostro, stiamo amando troppo.<br />
Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.<br />
A dispetto di tutta la sofferenza e l’insoddisfazione che comporta, amare troppo è una esperienza tanto comune per molte donne che quasi siamo convinte che una relazione intima debba essere fatta così.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Quando amiamo troppo, in realtà non amiamo affatto perchè siamo dominate dalla paura: paura di restare sole, paura di non essere degne d’amore, paura di essere abbandonate o ignorate…<br />
E amare con paura significa soprattutto attaccarsi morbosamente a qualcuno che riteniamo indispensabile per la nostra esistenza, amare con paura comporta la messa in atto di tutta una serie di meccanismi di controllo per tenere l’altro nell’area del proprio possesso.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Molte donne commettono l’errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza prima avere sviluppato una relazione con se stesse; corrono da un uomo all’altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro…<br />
La ricerca deve cominciare a casa, all’interno di sè…<br />
Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perchè quando nel nostro vuoto andiamo cercando l’amore, possiamo trovare solo altro vuoto.</p>
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		<title>La musica del silenzio di Sergio Bambarén</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 08:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Scoppio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non biasimare altri per la tua sorte, perché tu e soltanto tu hai preso la decisone di vivere la vita che volevi. La vita non ti appartiene, e se per qualche ragione, ti sfida, non dimenticare che il dolore e &#8230; <a href="http://www.valentinascoppio.it/2011/archivio/la-musica-del-silenzio-di-sergio-bambaren/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non biasimare altri per la tua sorte, perché tu e soltanto tu hai preso la decisone di vivere la vita che volevi.<br />
<span id="more-739"></span>La vita non ti appartiene, e se per qualche ragione, ti sfida, non dimenticare che il dolore e la sofferenza sono la base della crescita spirituale. Il vero successo, per gli uomini, inizia dagli errori e dalle esperienze del passato. Le circostanze in cui ti trovi possono essere a tuo favore o contro, ma è il tuo atteggiamento verso ciò che ti capita quello che ti darà la forza di essere chiunque tu voglia essere, se comprendi la lezione.<br />
Impara a trasformare una situazione difficile in un&#8217;arma a tuo favore. Non sentirti sopraffatto dalla pena per la tua salute o per le situazioni in cui ti getta la vita: queste non sono altro che sfide, ed è il tuo atteggiamento verso queste sfide che fa la differenza.<br />
Impara a rinascere ancora una volta dalle ceneri del tuo dolore, a essere superiore al più grande degli ostacoli in cui tu possa mai imbatterti per gli scherzi del destino. Dentro di te c&#8217;è un essere capace di ogni cosa.<br />
Guardati allo specchio. Riconosci il tuo coraggio e i tuoi sogni, e non asserragliarti dentro alle tue debolezze per giustificare le tue sfortune. Se impari a conoscerti, se alla fine hai imparato chi tu sei veramente, diventerai libero e forte, e non sarai mai più un burattino nella mani di altri.<br />
Tu sei il tuo destino, e nessuno può cambiarlo, se tu non lo consenti. Lascia che il tuo spirito si risvegli, cammina, lotta, prendi delle decisioni, e raggiungerai le mete che ti sei prefissato in vita tua. Sei parte della forza della vita stessa.<br />
Perché quando nella tua esistenza c&#8217;è una ragione per andare avanti, le difficoltà che la tiva ti pone possono essere oggetto di conquista personale, non importa quali esse siano.<br />
Ricordati queste parole:</p>
<p>Lo scopo della fede è l&#8217;amore,<br />
lo scopo dell&#8217;amore è il servizio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aiuto&#8230; sono un perfezionista!</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 14:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Scoppio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In linea di principio, non c&#8217;è nulla di male nel voler fare le cose al meglio, ma chi mostra un perfezionismo esasperato tenderà a vivere peggio, piuttosto che facilitarsi l’esistenza. Se abbiamo spesso la sensazione che ciò che facciamo non &#8230; <a href="http://www.valentinascoppio.it/2011/archivio/aiuto-sono-un-perfezionista/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In linea di principio, non c&#8217;è nulla di male nel voler fare le cose al meglio, ma chi mostra un perfezionismo esasperato tenderà a vivere peggio, piuttosto che facilitarsi l’esistenza.</p>
<p><span id="more-719"></span>Se abbiamo spesso la sensazione che ciò che facciamo non è mai abbastanza o non è fatto abbastanza bene, se abbiamo bisogno di troppo tempo per consegnare documenti o progetti, perché cerchiamo di migliorare sempre di più, se pensiamo che o faremo tutto perfetto o saremo un fallimento e magari abbiamo problemi di ansia sociale, allora è probabile che siamo una persona eccessivamente perfezionista.</p>
<p>Il perfezionismo è associato ad una serie di pensieri e comportamenti che si fanno per raggiungere alcuni obiettivi che sono troppo alti e poco realistici. Fissando obiettivi irraggiungibili, il perfezionista però interferisce nelle proprie possibilità di successo. Inoltre, il desiderio di essere perfetta rende una persona sempre insoddisfatta dei suoi successi, perché non sembrano mai abbastanza, e il risultato è che ha poca o nessuna soddisfazione in quello che fa.</p>
<p>Quali sono le cause perfezionismo?</p>
<p>In generale, il perfezionista ha imparato fin dall&#8217;infanzia che il suo valore è legato ai suoi successi e non alle sue qualità personali. Può aver vissuto in un ambiente in cui le sue decisioni non sono accettate o considerate, o in cui il fallimento era visto come qualcosa di terribile, che avrebbe portato conseguenze molto negative (punizioni, il rifiuto, l&#8217;umiliazione, ecc).</p>
<p>Come risultato, può avere imparato a valorizzare se stesso sulla base dell’approvazione altrui; così la sua autostima è basata su eventi esterni. Questo lo può rendere eccessivamente sensibile alle critiche e alle opinioni degli altri, poiché la sua autostima dipende da loro. Per proteggersi da tali critiche e mantenere alta la sua fiducia, tenterà di tenere tutto sotto controllo e di fare tutto in modo perfetto.  Ci sono diverse paure con cui si confrontano i perfezionisti:</p>
<p>* Paura del fallimento: per i perfezionisti il fallimento è associato ad una mancanza di valore personale (&#8220;Se non riesco in qualcosa, allora non valgo niente, sono una nullità&#8221;).</p>
<p>* Paura di commettere errori: per i perfezionisti fare un errore equivale a fallire, e per loro significa essere un fallimento come persona. I perfezionisti si pongono obiettivi irraggiungibili; dopo aver tentato di raggiungerli falliscono perché sono impossibili da ottenere. La pressione costante per ottenere le cose e i ripetuti fallimenti riduce la loro produttività ed efficienza. Questo porta a biasimare e criticare se stessi, che può portare ad una bassa autostima, a depressione e ansia. Alla fine, possono arrendersi, pensando che non ottengono niente, qualunque cosa facciano, oppure, possono impostare obiettivi diversi (ma ugualmente irraggiungibili) e pensare: &#8220;ce la farò questa volta, perché mi impegnerò di più&#8221;, mettendo in moto nuovamente il circolo vizioso.</p>
<p>* Paura della disapprovazione degli altri: nei rapporti sociali i perfezionisti tendono ad anticipare il rifiuto o la disapprovazione degli altri.  A causa di questa paura, tendono a reagire in maniera esagerata alle critiche e, così facendo, portano gli altri a sentirsi frustrati e ad allontanarsi da loro; non rendendosi conto che il fatto di aprirsi agli altri li rende percepiti come più vicini e più umani. </p>
<p>* Pensiero dicotomico (tutto o nulla): per un perfezionista contano solo gli estremi e non si tiene conto della media; quindi se le cose non sono perfette, vengono considerate senza valore, loro sono stupidi, e così via.  (Per esempio se uno studente che di solito ottiene i voti più alti, una volta prende un voto leggermente più basso, si considererà un fallimento). Spesso tendono a richiedere agli altri gli stessi alti standard che impongono a se stessi.</p>
<p>* Regole rigide basate sui &#8220;dovrei&#8221;: i perfezionisti usano molte regole rigide che gli dicono come devono vivere la loro vita (dovrebbero fare più soldi, dovrebbero avere un lavoro migliore, dovrebbero essere sempre uguali, dovrebbero sapere cosa dire in ogni momento, ecc). Questa eccessiva enfasi su ciò che dovrebbe o non dovrebbe fare, lascia poco spazio ai loro veri desideri e bisogni.</p>
<p>Essi tendono a pensare che altri hanno successo con facilità, con il minimo sforzo, pochi errori, poco stress emotivo e grande fiducia in se stessi, e questo gli fa amplificare i propri sforzi e il loro senso di inadeguatezza.</p>
<p>Cosa possiamo fare se siamo troppo perfezionisti?</p>
<p>La cosa più importante è rendersi conto che il perfezionismo ci porta a fissare obiettivi irraggiungibili, a non essere mai soddisfatti dei nostri successi (perché non sono mai abbastanza) o ci può portare ad evitare le cose per la paura di fallire. Il passo successivo è quello di cambiare la mentalità e i nostri comportamenti:</p>
<p>Fissiamo obiettivi realistici e raggiungibili, sulla base delle nostre esigenze e di quello che abbiamo fatto in passato (ad esempio, impostare i nostri obiettivi considerando i  traguardi passati). Ciò faciliterà il nostro successo e aumenterà la nostra autostima.</p>
<p>Fissiamo obiettivi successivi in ​​una sequenza, passo dopo passo. Ogni volta che raggiungiamo un obiettivo, alziamo il tiro.</p>
<p>Piuttosto che puntare ad un successo del 100% diamoci sempre diversi livelli di soddisfazione. Non c&#8217;è bisogno di dare il meglio in ogni momento, in tutto quello che facciamo.</p>
<p>Quando facciamo qualcosa, concentriamoci sul processo e non solo sul risultato. Valutiamo il nostro successo non solo in termini di ciò che abbiamo raggiunto, ma anche in termini di ciò che ci è piaciuto fare.</p>
<p>Se ci sentiamo ansiosi, depressi o sopraffatti, utilizziamo queste emozioni per imparare a chiederci: Perché mi sento in questo modo? È perché io ho fissato obiettivi irrealistici, irraggiungibili o eccessivi?</p>
<p>Affrontiamo le nostre paure chiedendoci: Di che cosa ho paura? È così terribile se una cosa del genere accade? Qual&#8217; è la cosa peggiore che può succedere? Quali sono le probabilità che accada il peggio?</p>
<p>Consideriamo che molte cose si apprendono solo facendo errori. Quando commettiamo un errore, chiediamoci: Che cosa posso imparare da questo? Come posso migliorare la prossima volta e non fare più questo errore?</p>
<p>Evitiamo di usare un pensiero dicotomico e cerchiamo di tener conto delle sfumature. Impareremo così a distinguere i compiti prioritari da quelli che sono meno importanti… e piano piano nelle attività meno importanti, imparare ad essere meno severi con noi stessi.</p>
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		<title>Parlare dei problemi? Per i maschi è una perdita di tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 11:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Scoppio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Fate fatica a sapere dal vostro partner cosa lo disturba? Vi sembra che non sia interessato a sentire i vostri problemi? Non preoccupatevi: non è che il vostro partner non si cura di voi o sta cercando di sembrare forte. &#8230; <a href="http://www.valentinascoppio.it/2011/archivio/parlare-dei-problemi-per-i-maschi-e-una-perdita-di-tempo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fate fatica a sapere dal vostro partner cosa lo disturba? Vi sembra che non sia interessato a sentire i vostri problemi? Non preoccupatevi: non è che il vostro partner non si cura di voi o sta cercando di sembrare forte. Secondo una nuova ricerca, è solo che la maggior parte dei maschi pensa che discutere dei problemi sia una perdita di tempo. E questo atteggiamento non sarebbe un&#8217;esclusiva degli adulti.</p>
<p><span id="more-714"></span>&#8220;Per anni, gli psicologi hanno insistito sul fatto che i ragazzi e gli uomini vorrebbero parlare dei loro problemi, ma sono frenati dal timore dell&#8217;imbarazzo o di apparire deboli&#8221;, ha detto Amanda J. Rose, coautrice della ricerca. Tuttavia, quando abbiamo chiesto ai giovani come li avrebbe fatti sentire parlare dei loro problemi &#8211; precisa l&#8217;esperta &#8211; i ragazzi, rispetto alle coetanee femmine, non hanno espresso più angoscia o disagio nell&#8217;aprirsi. Piuttosto, le risposte hanno suggerito che semplicemente per loro parlare di problemi sentimentali non è un&#8217;attività particolarmente utile&#8221;.</p>
<p>Rose ei suoi colleghi hanno condotto quattro diverse ricerche che includevano studi e osservazioni di quasi 2.000 tra bambini e adolescenti. I ricercatori hanno scoperto che per le ragazze è molto utile parlare dei loro problemi, perché questo le fa sentire amate, comprese e meno sole. D&#8217;altra parte, i ragazzi hanno riferito che parlare dei problemi li farebbe sentire &#8220;strani&#8221; e per loro sarebbe più una perdita di tempo.</p>
<p>Questi differenti approcci si ripercuoterebbero sulle relazioni sentimentali in cui, spesso, la donna cerca di discutere dei problemi, mentre l&#8217;uomo si tiene ben lontano dal farlo.</p>
<p>Ma le conseguenze riguardano anche il rapporto genitori-figli: per il bene dei ragazzi, i genitori, dovrebbero far capire l&#8217;importanza di parlare dei propri problemi e che questo non significa perdere tempo, mentre le ragazze, che spesso rischiano di parlarne in modo eccessivo, dovrebbero essere educate alla consapevolezza che discutere delle loro preoccupazioni non è l&#8217;unica soluzione per risolverle.<strong></strong></p>
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